ETIAS: perché non riguarda chi ha il passaporto italiano
No, un cittadino italiano non deve chiedere l'ETIAS. Il sistema è un'autorizzazione di ingresso per i cittadini di Paesi terzi esenti da visto che viaggiano verso trenta Paesi europei. Al momento non è in funzione e nessuna domanda viene raccolta. Quando partirà, costerà venti euro e varrà fino a tre anni. Serve a chi entra in Europa dall'esterno, non a chi ci vive.
È la formalità di cui si parla di più e che riguarda meno chi legge questa pagina. Vale la pena chiarirla una volta, perché il malinteso costa denaro: ci sono siti che vendono oggi un documento che non esiste ancora.
Non è in funzione
Il sito ufficiale dell’Unione europea è esplicito: l’ETIAS non è attualmente in funzione e nessuna domanda di autorizzazione viene raccolta. L’Unione comunicherà la data di avvio diversi mesi prima del lancio.
Prima conseguenza pratica: qualunque pagina che oggi ti proponga di ottenere un ETIAS, a qualunque prezzo, non è il servizio ufficiale.
Non riguarda i cittadini dell’Unione
Il testo ufficiale definisce l’ETIAS come un requisito di ingresso per i cittadini esenti da visto che viaggiano verso trenta Paesi europei. Sono i viaggiatori di Paesi terzi che oggi entrano in Europa senza visto: statunitensi, canadesi, brasiliani, giapponesi e molti altri.
Un cittadino italiano non è in quel perimetro. Si muove nell’Unione in virtù della libera circolazione, che non è un’autorizzazione da chiedere. È lo stesso confine che separa chi viene registrato nel sistema di ingressi e uscite alle frontiere esterne.
Che cosa sarà, quando arriverà
| Elemento | Valore ufficiale |
|---|---|
| Costo | 20 euro, con esenzioni per alcune categorie |
| Validità | fino a tre anni, o fino alla scadenza del passaporto |
| Soggiorni | brevi, di norma 90 giorni su 180 |
| Legame | al passaporto: nuovo passaporto, nuova autorizzazione |
| Tempi di risposta | la maggior parte in pochi minuti, fino a quattro giorni, di più se servono documenti |
Perché questa pagina esiste comunque
Perché la domanda arriva da chi organizza un viaggio con qualcuno che non ha passaporto europeo, e perché il nome circola abbastanza da generare truffe. La risposta utile è in due righe: per te, niente; per il tuo compagno di viaggio extra-UE, sì, ma non ancora.
Le autorizzazioni che invece ti riguardano davvero sono quelle dei Paesi terzi: l’ESTA americano, l’ETA britannica e l’eTA canadese.
Domande frequenti
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Devo chiedere l'ETIAS per andare in Spagna o in Grecia?
No. L'ETIAS è un requisito di ingresso per i cittadini esenti da visto che viaggiano verso i trenta Paesi europei del sistema, cioè per chi arriva da fuori. Un cittadino italiano si muove nell'Unione in virtù della libera circolazione, e non entra nel perimetro del sistema. Nessuna autorizzazione, nessuna tariffa. -
L'ETIAS è già attivo?
No. Il sito ufficiale dell'Unione europea scrive che il sistema non è in funzione e che nessuna domanda di autorizzazione viene raccolta al momento. L'Unione ha annunciato che comunicherà la data di avvio diversi mesi prima del lancio. Qualsiasi sito che oggi ti proponga di ottenere un ETIAS sta vendendo un servizio che non esiste. -
Quanto costerà e quanto durerà?
Venti euro secondo il testo ufficiale, con esenzioni previste per alcune categorie di viaggiatori. L'autorizzazione sarà valida fino a tre anni o fino alla scadenza del passaporto usato per chiederla, a seconda di quale scadenza arriva prima, e permetterà soggiorni brevi, di norma novanta giorni su centottanta. -
Chi viaggia con me dall'estero avrà bisogno dell'ETIAS?
Dipende dalla sua cittadinanza. Se ha il passaporto di un Paese terzo esente da visto, sì, quando il sistema entrerà in funzione. Se ha un passaporto dell'Unione, dell'Islanda, del Liechtenstein, della Norvegia o della Svizzera, no. È lo stesso confine che separa chi viene registrato nel sistema di ingressi e uscite alle frontiere europee. -
L'ETIAS chiederà un'assicurazione?
Il testo ufficiale che descrive la domanda non elenca una polizza tra i requisiti. È una verifica preventiva di sicurezza e di identità, non un controllo di solvibilità sanitaria. Come le altre autorizzazioni della stessa famiglia, non garantisce nemmeno l'ingresso: alla frontiera un agente verificherà comunque le condizioni.