Controlli alle frontiere europee: che cosa cambia con il sistema EES

Il sistema di ingressi e uscite registra elettronicamente i cittadini di Paesi terzi che attraversano le frontiere esterne di trenta Paesi europei, Italia compresa, per soggiorni brevi. Un cittadino italiano non viene registrato: la definizione ufficiale di cittadino non UE esclude chi ha la nazionalità di un Paese dell'Unione, dell'Islanda, del Liechtenstein, della Norvegia o della Svizzera.

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È il cambiamento più visibile degli ultimi anni alle frontiere europee, ed è anche quello più frainteso da chi ha un passaporto dell’Unione: non ti riguarda, ma cambia il tuo viaggio lo stesso.

Che cosa registra

Il sistema di ingressi e uscite è un registro automatizzato dei cittadini non UE che attraversano le frontiere esterne dei Paesi europei che lo usano, per soggiorni brevi. Registra ingressi, uscite e rifiuti di ingresso, con dati biometrici. L’Italia è tra i Paesi che lo applicano.

La definizione che ti esclude

Il testo ufficiale definisce «cittadino non UE» come un viaggiatore che non ha la nazionalità di un Paese dell’Unione europea né quella di Islanda, Liechtenstein, Norvegia o Svizzera. Con passaporto italiano non sei in quel perimetro: passi dai controlli riservati ai cittadini dell’Unione, e nessun dato biometrico viene registrato in questo sistema al tuo nome.

Quello che cambia comunque per te

Le code. Una registrazione biometrica dura più di un timbro. Nei periodi di punta, negli aeroporti con molti voli extra-Schengen, questo si vede. Se hai una coincidenza stretta al ritorno da un viaggio lontano, tienine conto.

Chi viaggia con te. Un familiare o un amico con passaporto extra-UE viene registrato: foto, impronte, tempi diversi dai tuoi. Non passate dallo stesso varco e non impiegate lo stesso tempo.

Il conteggio dei giorni. Per i viaggiatori di Paesi terzi il limite dei 90 giorni su 180 si calcola come un’unica finestra su tutti i Paesi del sistema. Se ospiti qualcuno a lungo, il calcolo non si azzera cambiando Paese.

Le due eccezioni dentro l’Unione

A Cipro e in Irlanda i passaporti continuano a essere timbrati manualmente, nonostante siano Paesi dell’Unione. È scritto nel testo ufficiale, e spiega perché qualcuno continuerà a tornare a casa con un timbro fresco.

Da non confondere con l’ETIAS

Sono due cose diverse, spesso citate insieme. L’EES è un registro alla frontiera, attivo. L’ETIAS è un’autorizzazione da chiedere prima, non ancora in funzione. Entrambi riguardano i viaggiatori di Paesi terzi, nessuno dei due ti chiede qualcosa se hai il passaporto italiano.

Quello che ti riguarda davvero, uscendo dall’Europa, è la copertura sanitaria: la tessera sanitaria europea si ferma esattamente a queste frontiere.

Domande frequenti

  • Vengo registrato anche io quando torno da un viaggio fuori Europa?
    No. Il sistema registra i cittadini non UE, e la definizione ufficiale di cittadino non UE è chiara: un viaggiatore che non ha la nazionalità di un Paese dell'Unione europea né quella di Islanda, Liechtenstein, Norvegia o Svizzera. Con passaporto italiano rientri nella libera circolazione e passi dai controlli riservati ai cittadini dell'Unione.
  • Allora perché dovrebbe interessarmi?
    Per due motivi molto pratici. Il primo sono le code: alle frontiere esterne la registrazione biometrica richiede tempo, e nei periodi di punta questo si vede negli aeroporti. Il secondo è chi viaggia con te: un familiare o un amico con passaporto extra-UE sarà registrato, dovrà dare foto e impronte, e va messo in conto nei tempi di trasferimento.
  • Il timbro sul passaporto sparisce?
    Progressivamente sì, sostituito da una registrazione digitale che annota ingressi e uscite. Il testo ufficiale segnala due eccezioni dentro l'Unione: a Cipro e in Irlanda i passaporti continuano a essere timbrati manualmente. Per chi contava i giorni guardando i timbri, il conteggio diventa elettronico.
  • Che cos'è il soggiorno breve di 90 giorni su 180?
    È il limite entro cui un viaggiatore di Paese terzo può restare nell'area senza un titolo di soggiorno. Il testo ufficiale precisa un dettaglio che sfugge spesso: il periodo si calcola come un'unica finestra per tutti i Paesi che usano il sistema, non Paese per Paese. Tre settimane in Spagna e tre in Germania sono sei settimane dello stesso conteggio.
  • Serve un'assicurazione per passare questi controlli?
    Non per un cittadino italiano, che non è nemmeno registrato dal sistema. Per un viaggiatore di Paese terzo la questione dipende dal titolo con cui entra: chi ha bisogno di un visto di corto soggiorno deve dimostrare una copertura sanitaria, chi ne è esente di norma no. Sono due regimi diversi, e riguardano lui, non te.